܀ I PRINCIPI DELLA CAVALLERIA ܀


1) La Cavalleria rappresenta un elevato codice d'Onore di origine prevalentemente pagana che chiunque operi in magia, nel rispetto del metodo tradizionale, deve saper osservare.

2) Si deve tenere a mente che ogni pensiero e intenzione formulati su questa Terra di Mezzo potranno realizzarsi in concreto in qualche altro mondo e fare ritorno, portando alla creazione in questa realtà di quanto è stato seminato. Così è sempre bene tenere a mente il vecchio adagio: "Chi semina raccoglie".

3) E' solo predisponendo la mente a essere come Dio che alla fine diventeremo anche noi esseri divini.

4) Una cosa su tutto: sii onesto con te stesso.

5) La parola di un cavaliere deve valere come e più di una firma o di un giuramento. Dunque concedila con parsimonia, ma poi tienile fede con ferrea coerenza.

6) Evita di parlare male degli altri perché delle cose non si conosce soltanto che un aspetto.

7) Non dare credito alle maldicenze che non hai appurato, perché la calunnia si basa, il più delle volte, su informazioni false.

8) Sii onesto con il prossimo, ma fai capire che anche tu ti aspetti un comportamento onesto dagli altri.

9) L'ira del momento non va d'accordo con la verità: prendersi per un attimo la testa tra le mani e meditare è una gran virtù.

10) Contempla sempre le possibili conseguenze delle tue azioni sugli altri. Sforzati di non perpetrare dei torti.

11) Congreghe magiche diverse possono avere idee diverse a proposito del rispetto reciproco dovuto tra i membri e nei confronti degli esterni. Quando ci si avvicina a un clan, a un gruppo o ad una congrega questo atteggiamento lo si può intuire fin da subito e, una volta accettato, ci si può plasmare con un calmo adeguamento.

12) Dignità, Gentilezza e Buon Umore siano sempre ben accetti.


܀ ODIO ܀


...................



܀ LEGGO ܀


...................



܀ AMICI ܀


La mia adorata guardiana §elma

I meravigliosi Kima, Parsifal, MorganMOON, Ohona, Krishel, Durrikan, Germoglio, Flamel e LaStregaBluXxX

I fantastici zii Tiamat, Melina, Andromeda, Balin e Soleluna

Le mie dolci amiche Rita, Julia e Federica

...e tutti gli altri!



܀ ULTIMI COMMENTI ܀


FigliadiLuna in Lo specchio nero...





martedì, 28 novembre 2006

Lo specchio nero...



Lo specchio è un oggetto magico per antonomasia. Esso riflette la nostra e tutte le immagini, raccoglie in se la luce e poi la libera di nuovo tale e quale essa è, con tutta la sua naturale potenza. Puntando uno specchio contro il sole se ne possono catturare i raggi e convogliarli altrove anche per accendere un fuoco o illuminare una stanza, se il giro del raggio di sole va a battere di specchio in specchio. Lo specchio quindi cattura e rimanda e questa è già di per se una grande magia, ma non si esaurisce certo solo a questo il suo potere.Attraverso lo specchio si può predire il futuro, raddoppiare la forza del nostro spirito, vedere immagini e persino fare degli incantesimi. Vediamo nel particolare alcune delle sue virtù. Guardarsi allo specchio almeno per una mezz'ora al giorno non deve essere scambiato per un atteggiamento vanitoso e con il solo fine di contemplare la propria figura. Se lo facciamo innalziamo tra noi e l'esterno una barriera anti-malocchio ed accresciamo il nostro potere occulto rendendoci più forti. Facciamolo quindi con tranquillità togliendoci di dosso catene e bracciali e se possibile denudarsi completamente e avvolgere il nostro corpo solo con una tunica o un telo rosso mentre lo facciamo. Ci siederemo di fronte allo specchio con una candela bianca alle nostre spalle, incrociando le gambe e tenendo le braccia sollevate. Con molta forza dovremo guardare la figura che ci rimanda riflessa lo specchio e mentalmente, bisbigliando o ad alta voce (secondo come ci dà più carica) ripeteremo per tre volte: "SPIRITO CHE SEI IN ME SPEZZA LE MIE CATENE, PROTEGGIMI E RENDIMI FORTE, POTENTE E VITTORIOSO". Respirare profondamente per tre volte prima di dire: "PER ISIDE IO VINCERO'". Col tempo riusciremo a vedere attorno alla nostra figura delle luci, dei volti e la nostra stessa aura oltre che le nostre entità protettive. Se invece della candela bianca useremo una candela rossa e ci fisseremo allo specchio non per accrescere il nostro potere ma, perchè no siamo un pò vezzosi, per ritardare il nostro invecchiamento, davanti allo specchio diremo: "RINNOVATI IN ME ENERGIA UNIVERSALE, RISVEGLIATI IN ME RUTILANTE SANGUE DELLA MIA NASCITA, INONDAMI DEI TUOI RAGGI GAGLIARDI PADRE ELIOS, INONDAMI DI IMMENSO FASCINO MADRE E SORELLA ISIDE. IN ME NASCE LA VITA. FIORISCE IN ME LA VITA. TRIONFA IN ME LA VITA." E' da iniziare una sera di Luna Nuova e ripetere per 3 volte alle ore 21. Proseguire poi allo stesso modo con la Luna Nuova successiva senza mai smettere avremo i nostri frutti visibili sulla pelle. Se poi iniziamo il 21 di Marzo porteremo impressi su di noi la giovinezza per sempre!! Le streghe usano appendere uno specchio sulla porta di casa o su quella della propria camera per allontanare le negatività.

(ilgiardinodellasignora.forumfree.net)

 

 

Ho scritto tutte queste notizie sullo specchio magico perché volevo raccontarvi una cosa che mi è successa da pochissimo… Ho usato il mio specchio nero, e ho visto la mia vera anima, e tutto ciò è stato confermato dalla mia custode §elma. Ho visto un uomo con i capelli lunghi fino alle spalle e la barba incolta di color castano chiaro; occhi chiari, tendenti al giallo, una bruciatura sulla guancia sinistra che arrivava fin sulla fronte. Aveva un’armatura con un giglio stilizzato sulla spalla sinistra e un simbolo sul petto che sembrava un drago, e poi una cappa cremisi di cui ho visto solo l’allacciatura. Sono rimasto sconvolto quando la mia signora mi ha confermato il tutto, non sapevo davvero come reagire: se dovevo essere felice per essermi spinto tanto in la da riuscire addirittura a divinare con lo specchio, ma sono rimasto senza parole per aver visto la mia anima.  Non credo di essene in grado… Non così spudoratamente. Un conto è seguire le regole della cavalleria Wicca, un altro è sapere di avere un karma da cavaliere… Non so se potrò esserne all’altezza… Sembrava il ritratto di Dorian Gray, e devo dire che forse nell’ultima vita passata sono stato una persona perfida (me l’ha poi confermato Krishel con le rune) e che ho addirittura ucciso la ragazza che in questa vita mi è destinata… Credo che ci metterò qualche giorno a riprendermi dal tutto, sia in positivo che in negativo, e ad accettare il mio compito in questa vita. La mia custode mi ha detto che è il prezzo da pagare per chi possiede la Vista… si è costretti a vedere e rendersi conto anche di ciò che si ha dentro e che è frutto delle varie reincarnazioni…  E magari a chi non ha provato un’esperienza del genere può sembrare una cavolata… Io posso dire che non ho retto al tutto.  Ringrazio tantissimo tutte le persone che mi stanno vicino in questo momento che per me non è del tutto bello (soprattutto la mia custode, Ohona e Krishel), e vi prometto che presto il cavaliere inizierà a svolgere il suo compito e a proteggervi...  Un bacio.



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martedì, 21 novembre 2006

Orfeo ed Euridice



L’altro giorno ho letto su un muro questa frase «Verrò a riprenderti per riportertarti alla luce… - il tuo Orfeo.» E così ho colto l’occasione di raccontare questo mito che mi sta particolarmente a cuore…

 

Orfeo

Famosissimo cantore della Tracia, figlio di Eagro e di Calliope (musa della poesia epica ed eroica), o di Apollo e di Clio (musa della storia). Era ancora bambino quando suo padre gli donò una cetra, infondendogli insieme l’amore per la musica. Alla musica dolce della sua lira si fermava la corrente dei fiumi, le inerti selve e le poderose montagne si muovevano, le belve dimenticavano la loro fiducia. Orfeo viveva dunque così, vagando di terra in terra e  suonando, né mai si separava dallo strumento. Tra le gesta di Orfeo va ricordato che prese parte alla spedizione degli Argonauti, e salvò gli eroi dalle Sirene cantando in opposizione ad esse.

 

Orfeo ed Euridice

Orfeo sposò Euridice, bella figlia di Nereo e Doride, ma la felicità durò poco, perché la perse lo stesso giorno delle nozze, uccisa dal morso di un serpente. Orfeo, disperato riprese a vagare, cercando conforto nella musica. Invano però: la cetra non bastava a placare il suo dolore. Il cantore, allora, osò scendere nell’Ade per strapparvi l’amata consorte. Giunto sulle rive del grigio e silente Stige, che segnava il confine con il Regno dei morti, convinse Caronte a trasportarlo dall’altra parte grazie alla sua musica. Il giovane giunse fino alla soglia dell’Inferno, dove vegliava Cerbero: ma anche il feroce cane dalle tre teste cedette alla dolcezza della cetra, e Orfeo poté dunque passare, per presentarsi al cospetto di Ade e Persefone. Chiese agli Dèi di restituire la vita alla sua giovane moglie, oppure di consentire a lui di rimanere nel regno delle ombre. Accompagnò la sua richiesta «suonando la malinconica lira, e vinse col canto patetico le ombre del Tartaro e i tristi Dèi dell’Erebo. Allora le Moire (o Parche) rinnovarono lo stame consumato di Euridice» (Seneca, Ercole sul Monte Oeta), ma a patto che Orfeo, riconducendola con sé, non si fosse voltato indietro prima di uscire dalla valle infernale; egli, invece, temendo che Euridice non lo seguisse si volto a guardare, e perse così il premio del suo canto: lei, che era nata una seconda volta, morì per sempre. Invano il misero cantore «cercò di passare di nuovo lo Stige: il traghettatore si rifiutò di trasportarlo. Tuttavia egli si fermò per sette giorni su quella sponda; immerso nel suo dolore non toccò cibo; affanno, tormento e lacrime furono i suoi alimenti. Poi, dolendosi della crudeltà degli Dèi dell’Erebo, si ritirò sull’alto Rodope e sull’Emone battuto dagli aquiloni.» (Ovidio, Metamorfosi) Tornato sulla terra, Orfeo non volle avvicinare più le donne, e le Baccanti, offese e sdegnate per quel disprezzo, lo assalirono, lo fecero a pezzi, e ne gettarono la testa nell’Ebro.

 

Avendone parlato, mi sembra giusto richiamare alla mente chi fossero le Baccanti.

 

Le baccanti, o rumorose, erano donne che celebravano i misteri di Dioniso – Bacco, abbandonandosi ad ogni genere di sfrenatezza. Ebbre, scapigliate, frenetiche, in un rumore assordante di tamburi, flauti e piatti musicali, al lume delle torce, correvano intorno, dilaniavano animali vivi e ne mangiavano la carne sanguinolenta, ripetendo ininterrottamente il grido “evoé”. Uccisero Orfeo. Le Baccanti avevano anche i seguenti nomi: Bassaridi, Bistonidi, Eonidi, Menadi, Mirmalloni e Tiadi.



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domenica, 22 ottobre 2006

Ad una mia amica...



Vorrei tanto far capire che non sei sola, che c'è sempre il tuo cavaliere pronto a proteggerti, e che ti voglio un bene da morire... Magari ti senti rifiutata e in colpa perchè non trovi la persona adatta a te, ma ti posso dire che in te non c'è nulla che non va, anzi... sei la ragazza più dolce che mi sia mai stata vicina e spero con tutto il cuore che potrai essere felice, a prescindere se non potrò esserlo io... Non ho mai trovato le parole adatte per dire quello che provo, e, seppure... Preferisco rimanere un amico e soffrire io, piuttosto che far soffrire te... Spero davvero che capirai quanto sei importante, e non solo per me, e la smetti con le paranoie... Un bacio davvero grande...



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domenica, 15 ottobre 2006

Parole...



Parole, parole vuote colpiscono il mio viso. Parole gettate al vento da persone senz’anima, che non sanno cosa vuol dire amare, cadere ai piedi di qualcuno, essere sopraffatti così tanto dalle emozioni che non si ascolta altro che il proprio cuore. Parole che feriscono come lame di coltelli, parole che dilaniano l’anima, parole che avvelenano il cuore e la mente.

Persone
, che senza il minimo rispetto credono di sapere cosa sia giusto e sbagliato, che ammoniscono senza conoscere, che disprezzano senza capire, che si permettono di uccidere la nostra essenza. Ma nonostante tutto si ascolta ciò che le persone dicono.

E l’uomo continua a domandarsi il perché di questa follia. Perché fidarsi di queste inutili parole che vengono sputate velenosamente? Ma non arriva a capirne il senso. Continua a cercare chi lo può comprendere, chi può sentire ciò che sente lui, affannandosi inutilmente.

Siamo destinati alla solitudine, a percorrere questa strada dissestata da soli e alla fine a cadere nel baratro dell’oblio, dove neppure l’amore ci potrà confortare. Tutti i sentimenti verranno espulsi dal nostro corpo esalando l’ultimo respiro. E allora non saremo altro che vuoti involucri, come le vuote parole spese in questa effimera vita…



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